La valutazione degli effetti delle politiche regionali

Si è svolta a Roma il 21 gennaio 2009, presso il Centro Congressi Frentani , la VII sessione del percorso formativo sulla Valutazione degli effetti delle politiche regionali, dal titolo “Piani, domande e mandati di valutazione : l’applicazione rigorosa degli approcci e dei metodi”.

Si è svolta a Roma il 21 gennaio 2009, presso il Centro Congressi Frentani , la VII sessione del percorso formativo sulla Valutazione degli effetti delle politiche regionali, dal titolo “Piani, domande e mandati di valutazione : l’applicazione rigorosa degli approcci e dei metodi”Il seminario si è  proposto di fornire ai partecipanti gli strumenti per la predisposizione di piani, domande e mandati di valutazione. I lavori della giornata sono stati introdotti dalla dott.ssa Laura Tagle (UVAL, DPS-MISE) che ha posto l’accento sull’importanza, per le amministrazioni, di una rigorosa applicazione degli approcci e dei metodi esaminati nelle precedenti sessioni del percorso formativo, per la formulazione dei mandati di valutazione.Nel corso del suo intervento, la prof.ssa Nicoletta Stame (Università degli Studi di Roma “la Sapienza”) ha ricordato ai partecipanti i contenuti delle precedenti sessioni fornendo, quindi, gli elementi necessari per passare “dall’astratta individuazione di un compito valutativo sul tema, alla concretezza di una serie di domande”. In particolare si è soffermata sul concetto di applicazione rigorosa degli approcci. Ogni approccio ha la sua metodologia e richiede di usare determinati strumenti e di usarli bene. Non esistono approcci più rigorosi di altri. “Rigoroso vuol dire di qualità, fatto bene per quello che si deciso di fare per quella particolare situazione”. In conclusione ha anche ricordato che “ la valutazione non è statica, il processo valutativo è una realtà in movimento che si trasforma e che quindi richiede continui aggiustamenti di tiro e questo è possibile farlo solo chiamando in causa la responsabilità di tutti gli attori coinvolti nel processo” (valutatore, committente, beneficiari e quant’altri).Il seminario è proseguito con una serie di lavori di gruppo che hanno consentito ai partecipanti di sperimentare gli spunti teorici e metodologici - appresi nel corso dell’intero programma formativo – in un contesto quanto più possibile aderente alle realtà lavorative. Docenti esperti delle diverse tecniche hanno sostenuto i gruppi nella scelta dell’approccio da utilizzare e nei vari passaggi necessari all’individuazione delle domande da inserire in un mandato di valutazione.La sessione pomeridiana è stata caratterizzata da un vivace dibattito che ha fatto seguito alla presentazione degli elaborati prodotti dai diversi gruppi. Nel corso della discussione sono emersi i vantaggi e gli svantaggi che i diversi metodi di valutazione presentano nella definizione delle domande e quindi nella stesura pratica di un mandato di valutazione.La giornata si è conclusa con l’intervento di Paola Casavola che ha sottolineato l’importanza di dedicare tempo e attività per la comprensione della policy, “indipendentemente dal fatto che si stia o meno scrivendo un mandato”. L’occasione di scrivere un mandato, di redigere un piano di valutazione è, infatti, “un’occasione per analizzare eventuali carenze di informazioni presenti nelle amministrazioni”.Paola Casavola ha proseguito segnalando l’importanza per la Pubblica Amministrazione “di costruire sempre dati affidabili e trasparenti perché la buona ricerca empirica vive di informazioni precise e di solito gli amministratori non sono in grado di capire ex post, esaminando gli elaborati dei valutatori, se i dati utilizzati- che sono alla base del lavoro -sono robusti o sono inventati”. Per fare ciò ha, quindi, consigliato ai valutatori di lavorare sempre a più stretto contatto con chi si occupa di monitoraggio per coinvolgerli in un’attività più strutturata e integrata.Emilia Mela, Staff del Progetto Nuval